14 novembre 2006

El raval é lento.

Innanzitutto.
Mi piace cominciare con un bel punto fermo: uso troppo spesso i due punti esplicativi ormai ho sviluppato una insana passione per loro!
Fratello, vuoi scatenare una crisi di coppia?! Xavier é un delirio privato di mio fratello, sue notizie alla pagina 777 del televideo oppure sui commenti di mio fratello al sondaggio sugli scambisti di idiomi...
Marianna, ti scrivo!
Benvenuto Bugo!
Le foto! Io le posterei volentieri, ma non ho macchine fotografiche, nè digitali nè a manovella!

Qui il ritmo é frenetico, le mie gambe bestemmiano le mattine passate in piedi, la sveglia (inesorabile come le trombe del giudizio) é puntata alle sette del mattino e poi stirare, intrattenere pubbliche relazioni fallimentari, non soccombere al catalano (Alice! Non nominare il catalano invano...)...
Avrei bisogno di un po' di lentezza.

La metropolitana in sé é la possibilitá di essere praticamente in due luoghi contemporaneamente: chiudi gli occhi e sei a Barceloneta, di fronte al mare, li riapri e sei nel pieno della pariginitá dell'eixample. Bello. Come le collezioni di h&m, che cambiano quasi ogni settimana: con pochi soldi puoi permetterti sfizi anni cinquanta e già la settimana dopo camaleontizzarti anni ottanta. Ma alla lunga come è straniante vedere queste ragazzette gaie e immemori ogni mattina cambiare decennio, portare con indifferenza gli stessi, banali tocchi di originalità, essere investiti dal calore insano della metro, camminare veloce nei tunnel piastrellati di passeig de gracia (tanto i radi suonatori di chitarra li paga il comune, non c'è il tempo neppure per una moneta)!
Si sogna una bicicletta.

Mi torna in mente come un rigurgito un frammento di una lettera di Kafka (letto ne "l'uovo alla kok", un libro di ricette e di scrittori (correggimi cizzi, se sbaglio!)) nel quale il suddetto raccontava di come avrebbe voluto ritirarsi a scrivere in una enorme cantina, piena solo dello svolazzare della sua veste da camera, con maggiordomi invisibili che gli facessero trovare, ad orari prestabiliti, pasti da consumare scrivendo ancora...

A me basterebbe soltanto trovare più spesso il tempo per una passeggiata dietro casa mia, nel raval.
Il raval non è per un cazzo rock.
Il raval è assolutamente lento. E immigrato.
Il raval, Marianna, ha mollezze arabe e un'andatura piana, come quella che serve per coprire una lunga distanza, a piedi.
Il raval è pieno di palme dondolanti ("ciondola, come palma che dondola, dondola sulla grande città" Paolo Conte) e di uomini ciondolanti, di bambini che scompaiono correndo per porte e negozi e se ti urtano si voltano sempre per urlarti "perdona!" con i loro sorrisi bianchissimi sulla pelle dorata.
La rambla del raval è sempre gremita di uomini, è tutto un saluto e un abbraccio; a sera tutti portano ampi camicioni bianchi su pantaloni beige: dimenticato è il giorno, l'abito da lavoro e la metropoli, si ritorna al villaggio.
I negozi, tutti piuttosto improbabili, rimangono aperti oltre la sera: le macellerie, i panifici dove puoi comprare dolcetti al miele o al dattero, i negozi di abiti usati.

Mancano peró le donne, in raval. L'ha notato mia madre, quando ce l'ho portata. Solo Ogni tanto se ne vede una, velata e rigorosamente accompagnata da un uomo, passare fluttuando.
Si potrebbe dire, che merda. Gli uomini insieme in strada e le donne sole ad aspettarli, eternamente.
Piu´passa il tempo meno riesco ad essere rigida su queste cose, piú cammino piu´si spunta la mia facolta´politica e la capacitá di estrarre idee pure, di ricercare una logica.
Come Alice guardo le regole scardinarsi e mi trovo sperduta.
Quando appaiono (e sono proprio apparizioni!) queste donne non mi sembrano infelici: hanno una certa gioiosa rotonditá, ridono con la mano davanti alla bocca, ma ridono! Mi sembra che abbiano quella chiarezza nello sguardo di chi ha deciso e sofferto, non la passivitá bovina che mi aspetterei dagli occhi di una reclusa.
Si puo´quasi immaginare che non siano relegate in casa: ti si aprono davanti mondi ipotetici di eterne visite, le mollezze di una vita lenta e naturale, salotti pieni di tappeti e cuscini.
Mi é sempre piu´difficile conciliare nel pensiero felicitá e legge, giustizia e individualitá.
Non sono quasi mai i limiti, penso, a renderci infelici.
La felicitá si trova nei posti piu´strani.
Rileggo e mi accorgo che non riesco a spiegare questo acuto senso del particolare che mi affligge, come se la vita mi apparisse solo al massimo ingrandimento di una lente molto potente...

Vi lascio con l'immagine piu´bella che mi é capitata a chirurgia.

Molto interessante, mi dicevo, ma pare proprio una catena di montaggio: mezz'ora per pulire il sangue e arriva il prossimo, tutto asettico, verde, preciso. Intellettuale ma sterile.
Mi infastidiva non saper piú nulla delle sorti dei pazienti che vedevo sotto i ferri, cosí oggi sono rimasta alla fine dell'operazione, giusto per vedere come si mette la parola fine in chirurgia.
Il paziente (canuto e senza dentiera) , é rimasto sveglio tutta l'operazione (con un telo che gli impediva di vedere cosa facevano, le braccia cariche di tubi): ore al buio, raggi, tracciante radiopaco, allarmi che rimbalzano da un macchinario all'altro... poi ha subito tremante l'impianto di un catetere (un tubicino che viene infilato su per il pisello) e ha trovato persino la voce per ringraziare tutti.
L'hanno caricato, devo dire con insolita delicatezza, su un letto a barella (con le lenzuola e la copertina azzurro) e il portinaio l'ha portato verso il reparto.
Lungo il corridoio c'era un altro vechiotto che aspettava in barella, giá bardato per essere operato.
I due si sono guardati, uno con un sacchetto pieno di pipi in grembo, l'altro con un infamante cuffietta verde in testa e si sono sorrisi. E poi quello che attendeva ha lentamente alzato i pugni chiusi al soffitto e ha fatto all'altro un gioioso segno di vittoria, una cosa da stadio, mentre moglie e figlia cercavano di convincerlo a stare buono.
Bellissimo.

5 Comments:

Anonymous Anonimo dice:

faber, non è vero che non risci a esprimere come vorresti il senso del particolare. io ho capito.
Mi ha colpito il tuo commento su H&M e sulle ragazzette immemori perché girando per Bologna anch'io ho provato la stessa sensazione. Prima pensavo: vah, che figata! Vestiti continuamente diversi senza limite di genere, anarchia abbigliamentale! Ma poi mi ha un pò schifato e impaurito perchè allora tutto è uguale, tutto "fa stesso", tutto è un gioco senza sostanza..insomma mi sento antica e molto poco post-moderna.
Concludo dicendo W BERTO(BARBARANI)!

6:14 PM  
Anonymous Anonimo dice:

porca vacca dimentico sempre la firma.
baci cizzici

6:14 PM  
Anonymous Anonimo dice:

ma sai che, quando ci eravamo capitate nel nostro irrazionale interrail, la cosa che mi era più piaciuta e mi aveva più colpito di barcellona era quel suo aspetto, dietro i lustri parral-lel(?)con i grandi magazzini, di città del nord africa, tipo Casablanca, con i suoi condomii fatiscenti pieni di panni stesi, un po'com'è in piccolo via cantarane! cavoli, mi fai voglia di venirti a trovare, cocca, considerato anche il fatto che ho nostalgia di te... Ma come si fa? riuscirò a malapena spremendo immaginarie finanze ad andare cinque giorni a Budapest, promessa che ho fatto alla Albi e a cui non potrò sottrarmi, senza fare la figura, ancora una volta, del levantino bidone. e poi mi ero ripromessa: a parità di affetti, voglie e finanze, privilegia il luogo dove non sei mai stata... e quindi.. come farò a venire dalla mia amata Faber? Sono felice, però che Natale si avvicina e che presto ci riabbracceremo, e mi racconterai ancora di più. Tu mi chiedi i pettegolezzi veronesi, ma io non so proprio cosa raccontarti, se non che ho un corteggiatore matusa con la coda grigia che viene ad accadico con me e mi alita in faccia, che il philos ha smesso di fumare e sembra avere abdicato al suo look da cattivo ragazzo, che io e la cazza ci spariamo polpettoni estremo orientali che ci sconvolgono, che la silvia è irreperibile anche per noi, assorbita com'è nelle sue brume tergestine, che la vecchia borgo è attualmente in ungheria e che il massimo pubblica su Alias, che fra un po'nascerà mio fratello, che adesso a danza del ventre vengono anche mia madre e mia sorella, che lì, al corso principiante, ho i miei momenti di gloria, dato che sono l'unica ad avere già fatto un anno, e la maestra mi ha chiesto di... sostituirla se starà male (!!??), che il terribile alberto si laurea e, dopo avermi spregiata nei deprimenti anni liceali ora fa tutto lo smelenso in modo inedito e inopportuno, che siamo tutte un po'tediate dai rispettivi morosoni (!!!!), che , che, direi che per ora non c'è altro, ti farò sapere... Marianna

10:32 AM  
Anonymous Anonimo dice:

marianna,guarda che non ho una mazza chiodata nascosta nella borsa per punirti se non verrai a budapest!non ti crucciare se preferisci andare a barcellona.comunque sappi che a budapest riesci ad arrivarci anche con voli da 1 euro e poi qui per noi non costa un cazzo.valá che forse riesci a fare entrambe le cittá.

alb

12:37 PM  
Anonymous Anonimo dice:

anna,ricevi i miei messaggi d'amore sgangherosi?anche tu mi manchi molto, anche io sono in fase insicurezza. come scrivevo nell'albiblog ho la perenne sensazione di avere un look da sfiguz, e ho il pensiero paranoico che i passanti mi guardino e pensino che sono una svitata. è bruttissimo, era praticamente dalle medie che non provavo così fortemente la sensazione di essere ingombrante. mi sento gigantona, la sensazione che si ha le volte che abbiamo provato ad uscire con una delle giacche di nostra madre fondo d'armadio, quelle giacche di lana cotta anni ottanta con gli spallaccioni. la sensazione di essere un goffo attaccapannone... è terribile! marianna

9:02 PM  

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