Bisogna.
Come al solito sono inseguita da imperativi categorici.
Va bene finche' i sensi di colpa si limitano ai doveri effettivi... e' vero, dovrei parlare di piu' lo spagnolo, arrivare giusta a lezione, essere piu'organizzata, cominciare a studiare.
Pero' non posso sentirmi inquieta perche' non conosco ancora abbastanza gente, perche' non ho ancora fatto le quattro di mattina, perche' non ho ancora sperimentato la parte notturna di barcellona. Non posso sentirmi in dovere di andare alle feste erasmus se non ne ho voglia.
Man mano che si cresce (siamo gia' arrivati all'eta' in cui si puo' dire "si invecchia"?) si sclerotizzano subdolamente tratti di noi, un endoscheletro aggiuntivo che diventa sempre piu' stretto.
Per me e' questo dovere totalizzante che non mi lascia respiro per farmi i cazzi miei, di tanto in tanto.
Come se dovessi settimanalmente presentarmi di fronte a giudici immaginari e rispondere ad un'eterna domanda inquieta: hai fatto fruttare fino all'ultima goccia il tuo tempo? hai esperito tutto quello che potevi? Ti sei divertita abbastanza (o meglio hai fatto quello che il mondo ha deciso come divertente per te)?
Quanta birra, esattamente in decilitri?
Quanti nuovi amici (permesso l'uso delle frazioni per quantificare il numero di conoscenti)?
Si puo' vivere un avventura solo per poi doverla raccontare? (Molto diverso dal "vivere per raccontarla"...)
Vorrei avere la forza di negarmi a questo occhio giudicante ineriorizzato, di fare profondamente cio' che voglio, di non cercare (come dice una poesia che mi e' cara) un contrappeso all'infelicita', ma semplicemente la mia personale e criptica felicita'.
Dov'e' poi questo giudice collettivo? La gente mi e' gentilmente indifferente, per lo piu' ugualmente occupata a dimostrarsi all'altezza di non so cosa, senza il tempo di badare ai miei casi o al mio esatto grado di figaggine.
Vorrei, come Corto Maltese, andarmente libera e malinconica (se ne ho voglia) per strade di mare dicendo, con il mio passo disteso, "io sono cosi', e se non vi piaccio e' affar vostro".
Questi sono i miei fantasmi Kafkiani, Matilde.
Tengo sempre qualche fantasma Kafkiano nel borsellino, per tenermi occupata e inlabirintarmi la vita.
E' un brutto vizio, e come dice Drugo ne "Il Grande Lebowski", i vizi si pagano, amica.
Per il resto pero' va tutto molto bene: l'universita' e' dura ma piano piano sto cominciando a ingranare, sono innamorata, sono in una citta' bellissima.
Un cazzo da dire.
Se potessi disfarmi di qualche etto di inutile lucidita' starei semplicemente da Dio.
Fammi sapere di te!
Perche' e' nuova la tua bologna?
Il tuo uomo lontano?
A sisso: Se non l'hai visto gurdalo, il film di cui sopra. E' geniale.
Mi manchi anche tu.
Per vedere il mio calendario accademico devi andare su www.uab.es , e' il sito dell'universita'. Puoi impostare la vesione inglese! Guarda e dimmi.
Non essere triste, goditi il tuo ultimo periodo veronese, gli amici che ancora non sai che prenderanno strade lontane, la mamma e il papa', verona di sera, gli aperitivi cazzoni e tutto il resto. Guarda la nostra piccola esplosione e preparati: nel bello e nel brutto a breve vi sarai dentro. Baci
Finiro' dicendo che sono andata in una piscina per nudisti. Bello e strano.
Va bene finche' i sensi di colpa si limitano ai doveri effettivi... e' vero, dovrei parlare di piu' lo spagnolo, arrivare giusta a lezione, essere piu'organizzata, cominciare a studiare.
Pero' non posso sentirmi inquieta perche' non conosco ancora abbastanza gente, perche' non ho ancora fatto le quattro di mattina, perche' non ho ancora sperimentato la parte notturna di barcellona. Non posso sentirmi in dovere di andare alle feste erasmus se non ne ho voglia.
Man mano che si cresce (siamo gia' arrivati all'eta' in cui si puo' dire "si invecchia"?) si sclerotizzano subdolamente tratti di noi, un endoscheletro aggiuntivo che diventa sempre piu' stretto.
Per me e' questo dovere totalizzante che non mi lascia respiro per farmi i cazzi miei, di tanto in tanto.
Come se dovessi settimanalmente presentarmi di fronte a giudici immaginari e rispondere ad un'eterna domanda inquieta: hai fatto fruttare fino all'ultima goccia il tuo tempo? hai esperito tutto quello che potevi? Ti sei divertita abbastanza (o meglio hai fatto quello che il mondo ha deciso come divertente per te)?
Quanta birra, esattamente in decilitri?
Quanti nuovi amici (permesso l'uso delle frazioni per quantificare il numero di conoscenti)?
Si puo' vivere un avventura solo per poi doverla raccontare? (Molto diverso dal "vivere per raccontarla"...)
Vorrei avere la forza di negarmi a questo occhio giudicante ineriorizzato, di fare profondamente cio' che voglio, di non cercare (come dice una poesia che mi e' cara) un contrappeso all'infelicita', ma semplicemente la mia personale e criptica felicita'.
Dov'e' poi questo giudice collettivo? La gente mi e' gentilmente indifferente, per lo piu' ugualmente occupata a dimostrarsi all'altezza di non so cosa, senza il tempo di badare ai miei casi o al mio esatto grado di figaggine.
Vorrei, come Corto Maltese, andarmente libera e malinconica (se ne ho voglia) per strade di mare dicendo, con il mio passo disteso, "io sono cosi', e se non vi piaccio e' affar vostro".
Questi sono i miei fantasmi Kafkiani, Matilde.
Tengo sempre qualche fantasma Kafkiano nel borsellino, per tenermi occupata e inlabirintarmi la vita.
E' un brutto vizio, e come dice Drugo ne "Il Grande Lebowski", i vizi si pagano, amica.
Per il resto pero' va tutto molto bene: l'universita' e' dura ma piano piano sto cominciando a ingranare, sono innamorata, sono in una citta' bellissima.
Un cazzo da dire.
Se potessi disfarmi di qualche etto di inutile lucidita' starei semplicemente da Dio.
Fammi sapere di te!
Perche' e' nuova la tua bologna?
Il tuo uomo lontano?
A sisso: Se non l'hai visto gurdalo, il film di cui sopra. E' geniale.
Mi manchi anche tu.
Per vedere il mio calendario accademico devi andare su www.uab.es , e' il sito dell'universita'. Puoi impostare la vesione inglese! Guarda e dimmi.
Non essere triste, goditi il tuo ultimo periodo veronese, gli amici che ancora non sai che prenderanno strade lontane, la mamma e il papa', verona di sera, gli aperitivi cazzoni e tutto il resto. Guarda la nostra piccola esplosione e preparati: nel bello e nel brutto a breve vi sarai dentro. Baci
Finiro' dicendo che sono andata in una piscina per nudisti. Bello e strano.


1 Comments:
quando sei triste pensa a bobo!
say bobo when you're sad
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