Scrivo dal tavolo della mia cucina, a Barcellona (grazie a Geppo, il degnissimo computer di fox).
Un bel progresso avere un tavolo della cucina e una bellissima connessione senza fili, considerando che due giorni fa non sapevo neanche dove avrei dormito la prima sera.
Giornate campali. Ieri tra una follia burocratica e l'altra ci siamo addormentati su una panchina.
Troppo sonno e troppa paura per andare già oggi al mio ospedale: il primo policlinico universitario di Barcellona, deve essere una piccola cittadella fortificata sulle colline, probabilmente ci metterò un giorno solo a capire dov'è la segreteria didattica.
E non ho neanche il camice.
Barcellona mi scorre fuori dalle finestre: dalla finestra della camera balenare di alberi, il traffico perenne di av. paral.lel e le risate dai baretti di sotto, dalle finestre della veranda un microcosmo di cortili interni stratificati, due metri per famiglia piastellati di coccio con gli ombrelloni della birra Estrella e qualche fiore di città.
Io e la città ci guardiamo con curiosità, non so ancora definire il sapore che mi sento in bocca...
E'autunno eppure c'è nell'aria un sentore fresco di primavera, come se l'inverno prossimo venturo non riuscisse a contenere l'irruenza del marzo lontano.
Non sono ancora passata a vedere il mare, domani andrò e mi siederò sulla spiaggia a pensare.
Un bel progresso avere un tavolo della cucina e una bellissima connessione senza fili, considerando che due giorni fa non sapevo neanche dove avrei dormito la prima sera.
Giornate campali. Ieri tra una follia burocratica e l'altra ci siamo addormentati su una panchina.
Troppo sonno e troppa paura per andare già oggi al mio ospedale: il primo policlinico universitario di Barcellona, deve essere una piccola cittadella fortificata sulle colline, probabilmente ci metterò un giorno solo a capire dov'è la segreteria didattica.
E non ho neanche il camice.
Barcellona mi scorre fuori dalle finestre: dalla finestra della camera balenare di alberi, il traffico perenne di av. paral.lel e le risate dai baretti di sotto, dalle finestre della veranda un microcosmo di cortili interni stratificati, due metri per famiglia piastellati di coccio con gli ombrelloni della birra Estrella e qualche fiore di città.
Io e la città ci guardiamo con curiosità, non so ancora definire il sapore che mi sento in bocca...
E'autunno eppure c'è nell'aria un sentore fresco di primavera, come se l'inverno prossimo venturo non riuscisse a contenere l'irruenza del marzo lontano.
Non sono ancora passata a vedere il mare, domani andrò e mi siederò sulla spiaggia a pensare.


1 Comments:
minghia ciccio. un gran bacio da tuo fratello. salutami il compagno giord ano.
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