perchè un orto
Parto.
Vado a Barcellona.
"L'appartamento spagnolo" l'ho già visto: il prossimo che me lo consiglia sarà gambizzato.
Ho deciso di partire l'ultima notte di carnevale, a Venezia.
Suonava Goran Bregovic in piazza San Marco. Ricordo il vento gelido che slabbrava la musica, sfilacciandola in un cielo enorme e oscuro e Bregovic, una figuretta bianca e lontana al centro di un'orchestra multicolore.
Ero con una formazione ridotta di butele (Anna, Alberta, Matilde, Monica, ricordate?): di loro e di bregovic è stata intessuta tutta la mia lunga adolescenza.
In realtà c'era letteralmente tutto il mio mondo (incontri fugaci, ci si trova e ci si perde): amici padovani, veneziani e veronesi mescolati in insolite e allegre combinazioni.
Ero in un periodo felice.
Reduce da un autunno meraviglioso: dall'allegria suicida della mia convalescenza era maturata inaspettata la rosa di una piena felicità.
Non più macerata dalle inquietudini, semplicemente felice e piena e grata.
Dopo il concerto ci siamo aggirate a lungo nella notte gelata, inseguendo la chimera di altra musica, poi solo di un posto caldo e aperto: venezia ci mostrava il volto maligno del suo essere labirinto d'acqua, si snodava affascinante e infinita sotto i nostri piedi stanchi con una teoria di ponti già visti e di calli che portavano solo e sempre nel posto sbagliato, quasi che perseguire una destinazione fosse un insulto al labirintico splendore
della città.
“Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti. Uno in Calle dell’Amor degli Amici, un secondo vicino al Ponte delle Maravege, il terzo in Calle dei Marrani nei pressi di San Geremia in Ghetto Vecchio. Quando i veneziani sono stanchi delle autorità costituite, vanno in questi tre luoghi segreti e aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle calli se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie …” Raccontava Hugo Pratt in Corte Sconta detta Arcana: può darsi che inavvertitamente, quella notte ci sia capitato di incappare in una di queste oscure porte veneziane...
Pian piano sentivamo il gelo penetrarcii sotto la pelle, la notte pareva strapparci il colore dalle labbra insieme alla parola e grottesche ci sembravano le luci allegre lasciate dalla festa come relitti di una mareggiata sulla spiaggia.
Ma se era la stanchezza e il freddo per le altre per me era anche un'improvvisa tristezza, le guardavo camminare al mio fianco e pensavo a quello che sarebbe stato: all'alberta che voleva partire e andare lontano, all'Anna che veleggiava già verso bologna, alla nostra casa di via palestro che sarebbe rimasta spoglia delle loro risate...
Ma c'era di più: tutto il mio tiepido microcosmo padovano mi sembrava malinconico come un nido abbandonato, la mia padova illanguidiva per le perdite: tictac la bomba stava per deflagrare, poi ci sarebbero stati amici persi per l'europa e l'italia, schegge della mia personale felicità sparsi per tutte le stupide capitali europee!
Meschino è il desiderio di trattenere chi parte, di aggraparsi al presente come alle gonne della mamma, ma nella mia nostalgia preventiva mi sentivo ridotta in frammenti, come chi si specchia in uno specchio rotto, priva della forza necessaria a sentirmi unita per conto mio.
L'invidia degli dei, che fa cadere i petali alle rose con un unico soffio di vento dispettoso, lasciandole pallidi spauracchi di spine era prossima ad accanirsi sul mio piccolo regno felice!
Improvvisamente colsi la mia enorme, comune e umana impotenza di fronte al fatto che la nostra felicità sta negli Altri e gli Altri hanno piedi per andarsene e cammini segreti da percorrere.
Mi sentivo al centro esatto dello scoppio: nessun movimento, rimanevo ferma, ferma e polverizzata dalla violenza dell'esplosione!
Cominciai a riflettere, quando ormai cercavamo solo lo squallore moderno del ritorno a Padova (era un' ora profonda e livida, forse erano le quattro), proprio sul mio essere il centro immobile della deflagrazione: per la prima volta pensai che forse aveva ragione chi di fronte alle mie nostalgie mi diceva con un sorriso Parti anche tu, Vai in contro al cambiamento invece di attenderlo e subirlo!
Arrivate a padova ho pianto come una cretina, seduta sul divano, con il cappotto ancora addosso, ma era un pianto nel quale già germogliva una decisione: mi arrendevo al vitale scompiglio anche delle felicità, alle partenze e agli addii, alla necessità di saltare quando arriva la cascata e tutti intorno a te si buttano nel vortice!
Il giorno dopo era l'ultimo giorno utile per la domanda erasmus...
Ma non vorrei lasciarvi, amici miei.
Non vi lascio, cerco di coltivarvi! Alla peggio vi conservo, marmellate d'amici per lenire lontananze e malinconie...
L'orto che vi offro è uno spazio conclusus ma non troppo, la porta è aperta e un po' di ombra si offre a qualsiasi viandante... tutti gli alberi, non a caso, sporgono almeno un ramo oltre il muro di cinta e chi raccoglie i frutti che si offrono non è certo un ladro.
Però sia ben chiaro: questo orto nasce per i miei amici, la sua funzione e quella di raccoglierci virtualmente in un filò affettuoso. Sotto i ciliegi non esistono stranieri, è vero, ma non ho voglia di dover gestire sconosciuti verbosi e invadenti, anime belle giudicanti ed altra mercanzia di questo genere: se qualche commento mi annoia o mi infastidisce lo cancellerò senza pietà.
Vorrei che immaginaste: come nei vecchi orti tra un melo e l'altro è piantato un roseto, melanzane rotonde si accostano in maniera blasfema ai gigli selvatici e gli ulivi sono recintati di tulipani.
Ovviamente occhieggiano ovunque girasoli (non vi paiono già solo tutte le o che si rincorrono nella frase precedente tanti piccoli occhi stupiti che cercano il sole?).
Vi è anche un fosso d'acqua verde, che di notte si fa gracidante e che custodisce il guizzo dorato di un'anguilla.
Vi proibisco di friggerla: è della razza perduta di quelle che cantò Montale...
Vado a Barcellona.
"L'appartamento spagnolo" l'ho già visto: il prossimo che me lo consiglia sarà gambizzato.
Ho deciso di partire l'ultima notte di carnevale, a Venezia.
Suonava Goran Bregovic in piazza San Marco. Ricordo il vento gelido che slabbrava la musica, sfilacciandola in un cielo enorme e oscuro e Bregovic, una figuretta bianca e lontana al centro di un'orchestra multicolore.
Ero con una formazione ridotta di butele (Anna, Alberta, Matilde, Monica, ricordate?): di loro e di bregovic è stata intessuta tutta la mia lunga adolescenza.
In realtà c'era letteralmente tutto il mio mondo (incontri fugaci, ci si trova e ci si perde): amici padovani, veneziani e veronesi mescolati in insolite e allegre combinazioni.
Ero in un periodo felice.
Reduce da un autunno meraviglioso: dall'allegria suicida della mia convalescenza era maturata inaspettata la rosa di una piena felicità.
Non più macerata dalle inquietudini, semplicemente felice e piena e grata.
Dopo il concerto ci siamo aggirate a lungo nella notte gelata, inseguendo la chimera di altra musica, poi solo di un posto caldo e aperto: venezia ci mostrava il volto maligno del suo essere labirinto d'acqua, si snodava affascinante e infinita sotto i nostri piedi stanchi con una teoria di ponti già visti e di calli che portavano solo e sempre nel posto sbagliato, quasi che perseguire una destinazione fosse un insulto al labirintico splendore
della città.
“Ci sono a Venezia tre luoghi magici e nascosti. Uno in Calle dell’Amor degli Amici, un secondo vicino al Ponte delle Maravege, il terzo in Calle dei Marrani nei pressi di San Geremia in Ghetto Vecchio. Quando i veneziani sono stanchi delle autorità costituite, vanno in questi tre luoghi segreti e aprendo le porte che stanno nel fondo di quelle calli se ne vanno per sempre in posti bellissimi e in altre storie …” Raccontava Hugo Pratt in Corte Sconta detta Arcana: può darsi che inavvertitamente, quella notte ci sia capitato di incappare in una di queste oscure porte veneziane...
Pian piano sentivamo il gelo penetrarcii sotto la pelle, la notte pareva strapparci il colore dalle labbra insieme alla parola e grottesche ci sembravano le luci allegre lasciate dalla festa come relitti di una mareggiata sulla spiaggia.
Ma se era la stanchezza e il freddo per le altre per me era anche un'improvvisa tristezza, le guardavo camminare al mio fianco e pensavo a quello che sarebbe stato: all'alberta che voleva partire e andare lontano, all'Anna che veleggiava già verso bologna, alla nostra casa di via palestro che sarebbe rimasta spoglia delle loro risate...
Ma c'era di più: tutto il mio tiepido microcosmo padovano mi sembrava malinconico come un nido abbandonato, la mia padova illanguidiva per le perdite: tictac la bomba stava per deflagrare, poi ci sarebbero stati amici persi per l'europa e l'italia, schegge della mia personale felicità sparsi per tutte le stupide capitali europee!
Meschino è il desiderio di trattenere chi parte, di aggraparsi al presente come alle gonne della mamma, ma nella mia nostalgia preventiva mi sentivo ridotta in frammenti, come chi si specchia in uno specchio rotto, priva della forza necessaria a sentirmi unita per conto mio.
L'invidia degli dei, che fa cadere i petali alle rose con un unico soffio di vento dispettoso, lasciandole pallidi spauracchi di spine era prossima ad accanirsi sul mio piccolo regno felice!
Improvvisamente colsi la mia enorme, comune e umana impotenza di fronte al fatto che la nostra felicità sta negli Altri e gli Altri hanno piedi per andarsene e cammini segreti da percorrere.
Mi sentivo al centro esatto dello scoppio: nessun movimento, rimanevo ferma, ferma e polverizzata dalla violenza dell'esplosione!
Cominciai a riflettere, quando ormai cercavamo solo lo squallore moderno del ritorno a Padova (era un' ora profonda e livida, forse erano le quattro), proprio sul mio essere il centro immobile della deflagrazione: per la prima volta pensai che forse aveva ragione chi di fronte alle mie nostalgie mi diceva con un sorriso Parti anche tu, Vai in contro al cambiamento invece di attenderlo e subirlo!
Arrivate a padova ho pianto come una cretina, seduta sul divano, con il cappotto ancora addosso, ma era un pianto nel quale già germogliva una decisione: mi arrendevo al vitale scompiglio anche delle felicità, alle partenze e agli addii, alla necessità di saltare quando arriva la cascata e tutti intorno a te si buttano nel vortice!
Il giorno dopo era l'ultimo giorno utile per la domanda erasmus...
Ma non vorrei lasciarvi, amici miei.
Non vi lascio, cerco di coltivarvi! Alla peggio vi conservo, marmellate d'amici per lenire lontananze e malinconie...
L'orto che vi offro è uno spazio conclusus ma non troppo, la porta è aperta e un po' di ombra si offre a qualsiasi viandante... tutti gli alberi, non a caso, sporgono almeno un ramo oltre il muro di cinta e chi raccoglie i frutti che si offrono non è certo un ladro.
Però sia ben chiaro: questo orto nasce per i miei amici, la sua funzione e quella di raccoglierci virtualmente in un filò affettuoso. Sotto i ciliegi non esistono stranieri, è vero, ma non ho voglia di dover gestire sconosciuti verbosi e invadenti, anime belle giudicanti ed altra mercanzia di questo genere: se qualche commento mi annoia o mi infastidisce lo cancellerò senza pietà.
Vorrei che immaginaste: come nei vecchi orti tra un melo e l'altro è piantato un roseto, melanzane rotonde si accostano in maniera blasfema ai gigli selvatici e gli ulivi sono recintati di tulipani.
Ovviamente occhieggiano ovunque girasoli (non vi paiono già solo tutte le o che si rincorrono nella frase precedente tanti piccoli occhi stupiti che cercano il sole?).
Vi è anche un fosso d'acqua verde, che di notte si fa gracidante e che custodisce il guizzo dorato di un'anguilla.
Vi proibisco di friggerla: è della razza perduta di quelle che cantò Montale...


6 Comments:
Arrivederci Anna... Ti leggerò; grande.. sono sicuro che la tua scelta non è solo l'assecondare la deflagrazione, ma è guidata semmai da un certo fascino per essa..
Tom
Cara Anna... ti auguro il meglio da questa nuova esperienza... spero che non ti dispiaccia se lascio un pesco piantato in questo orto...
Salud, suerte y amor
Vittorio
dio ccaro.....(e come meglio cominciare??) ci sono già due commenti...sig....
anna cara, lo so sono un' amica ingrata, assente alla tua partenza, irrequieta ma ferma nella mia cara Bologna. Ti abbraccio forte forte per augurarti che sia una splendida esperienza, ma soprettutto perchè tu possa lasciare la tua impronta su di me...che duri almeno fino a che non torni per natale..(perchè torni vero?)..sai bene ormai che i miei rami fuori dal muro sono sempre tanti, ma le mie radici rimangono sempre dentro l'orto ed è grazie alla terra che sta dentro che nascono i miei fiori...buona fortuna guapa..mati
Che bello che questo trappolone funzioni! Grazie di essere venuti a visitare l'orto, ritornate spesso a trovarmi!
Baci!
A.
Em.. metti che la busta dal profondo nord non sarà del tutto vuota.
Mi si dice "Puoi utilizzare alcuni tag HTML".
Attenzione, devo fare attenzione.
ciao anna mi spiace tantissimo non averti visto prima della partenza - ero completamente assorbito dal mio pianoforte. alla fine è andata bene anche se ancora una settimana e avrei fatto la fine del tipo di shine, o anche quello di shining.
viva il blog ma devi aggiornarlo più spesso!
credo che la prossima volta che ci vedremo avremo molto da raccontarci, in bocca al luppolo.
m
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