02 novembre 2006

Di solitudini metropolitane e grandi spazi...

Che bello avere amici che protestano la tua, seppur virtuale, assenza!
(Mi é giunta una lettera di lontano. Dentro la busta una busta, la riempiro´molto presto! Molti, molti sorrisi per una capra polacca ubriaca di vodka!)
Scuatemi, sono arrivati e ripartiti mis padres (come ho spiegato oggi a sorrisi ad una ragazza portoghese), giunti come i remagi carichi di doni: Habemus ordenadorem portatilem (giá ribattezzato Enrichetta-Pina: per ora la nostra si rifiuta di andare in internet, ma secondo me é solo timidezza!)!
Per il resto la vita scorre, il vall d'hebron é grande, si va a bere a barceloneta, NON SI RICEVE L'INVITO AL BLOG DELL'ALBERTA (orco bois!), si evita di farsi male frequentando troppo gli esseri umani...

La novitá é che mi sono incominciate le pratiche, per ora anatomia patologica, cioé autopsie: Il mio primo, povero feto (troppo piccolo per il tavolo operatorio, stava sdraiato su un casalingo supporto di legno, questa faccina minuscola un poco incazzata e un poco insonnolita...) e una ragazza di ventisette anni (con degli improbabili capelli tinti di rosso fuoco) morta di tumore.
Una spagnola alza la mano durante la spiegazione e chiede che significa "exitum", il patologo le risponde "muerte" e la parola risuona sbagliata nel bianco dell'aula, sulle nostre facce piú o meno annoiate.
La morte e´ un altra cosa, e´chiaro subito a tutti i presenti. E' la facciata della passione della sagrada familia, con le sue porte bronzee dove quadrati magici ripetono infinite volte il trentatre degli anni di cristo mentre da un caos di lettere senza senso emerge, dorata e in rilievo, la frase: Cual es la verdad?
Tra le statue disarmoniche e tragiche il galletto di Pietro e un labirinto nascosto: tutto risuona di una dolorosa domanda, una tensione insopportabile e sussurrata cual es la verdad, cual es...
I corpi che vedo invece non domandano piu´niente... qualunque cosa fosse non c'é piú, se ne andata.
Rimane la fragilitá umana, la delicatissima pelle di una crisalide, un silenzio che chiede altro silenzio: non ci sono persone sui tavoli di ferro, solo un mistero di irraggiungibilitá.
Una frontiera.
Non é una scoperta triste, ne dolorosa, ma mi accompagna in giro per la cittá: noto un piccolo memento mori, un teschio velato tra le piccole teste sporgenti da da un portale barocco, le foglie che cadono, una vecchia perduta tra le luci della cittá.
Il baretto della fermata della metro del Vall d'Hebron é bruciato: il proprietario aveva ingaggiato una lotta contro i mulini a vento che gestiscono la metropolitana di Barcelona, ogni mattina issava cartelli di protesta perché lo volevano chiudere, scriveva di ipoteche e anarchia, e chissenefrega se non ho i bagni, mi vogliono sostituire con uno di quei negozzietti luccicanti cloni di altri infiniti negozietti luccicanti...
Una mattina sono arrivata e c'era solo un buco nero di vetri frantumati, come un dente marcio: unico laconico commento un nastro bianco e rosso a impedire l'accesso. La gente passava, indifferente e assonnata, nessuno oltre a me sembrava accorgersi del vuoto nero di fumo, nessuno a cui chiedere che cosa era successo: la cittá sembrava aver giá dimenticato.
Una cittá cosí grande, cosí gremita di persone dá in certi momenti un impressionante, acuta sensazione di solitudine: cosí nuova, cosí dinamica, cosí immemore! Non dá la stessa sensazione di un deserto o un bosco immenso: lí non incontri nessuno, ma sai che se per caso invece incontrassi qualcuno sarebbe sicuramente un saluto, una lotta, una parola. In mezzo a questa selva oceanica di persone si ha a tratti l'impressione di diventare invisibili, che si potrebbe mendicare un intero giorno il sorso d'acqua che ti salva senza ottenere neppure uno sguardo, morendo di sete come nel piú dimenticato e solitario dei deserti!

4 Comments:

Anonymous Anonimo dice:

Porcaccia la miseriaccia! l'antico babilonese sta facendo in modo che la mia figura si sovrapponga a quella di un tetro intellettuale modello antica scuola filologica tedesca, ignaro del vecchio memento (mori), ma è mai possibile che una ventottenne con i capelli tinti di rosso, cavoli, che bello il post -mi tocca usare questo forestierismo, la mia inedita anima wilamovitziana si ritorce- che hai scritto, che testolina che hai (oddio, sto diventando anche paternalista). al di là dei miei barocchismi mesopotamici il mio amore e la mia ammirazione e il mio stupore sono veri, come sono vera io, il tuo amato e implacabile mariannone

7:53 PM  
Anonymous Anonimo dice:

intanto dico che il mariannone mi fa spaccare.
in secondo luogo, davvero, faber, saresti un'ottima editorialista. Mi immagino una mini rubrica per te sullo stile dell'Amaca di Serra, hai presente?
mi hai fatto diventare triste per il baretto..
come la meli vorrei scriverti anch'io alla vecchia maniera cartacea, quindi scrivimi il tuo indirizzo please.
t.v.u.k.d.u.m.d.b., l'inarrestabile cizzone

2:35 PM  
Blogger sbert dice:

dalla notte,forse sarebbe più approrpiato dire mattina,di una budapest gelida.faber,dj col laser,non sono molto abile col mezzo qua.pensavo di averti mandato l'invito,fuck domani ci riprovo.
compiti a casa?

5:47 AM  
Anonymous Anonimo dice:

Anna! o Elianzos! Insomma, sei tu! Che bello!!!
Certo che mi ricordo di te, per chi mi prendi, per una smemorata? ;-)
bene bene, allora io sono qua a Pisa e studio linguistica. Sono contentissima di vedere che abbiamo ripreso i contatti, ora che ho anche un tuo indirizzo web verrò a trovarti spesso.
Bacioni, a presto
ale-pada-padanda

4:42 PM  

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