01 dicembre 2006

"Vecchia piccola borghesia, per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Godi quando gli anormali sono trattati da criminali, chiuderesti in un manicomio tutti gli zingari e gli intellettuali, ami ordine e disciplina, adori la tua polizia... tranne quando deve indagare su di un bilancio fallimentare.
Sai rubare con discrezione, meschinità e moderazione, alternando bilanci e conti, fatture e bolle di commissione.
Sai mentire con cortesia, con cinismo e vigliaccheria, hai fatto dell'ipocrisia la tua formula di poesia.
Vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia, non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia.
Non sopporti chi fa l'amore più di una volta alla settimana, chi lo fa per più di due ore, chi lo fa in maniera strana.
Di disgrazie puoi averne tante, per esempio una figlia artista oppure un figlio non commerciante o, peggio ancora, uno comunista.
Sempre pronta a spettegolare in nome del civile rispetto, sempre lì fissa ad scrutare un orizzonte che si ferma al tetto.
Sempre pronta a pestare le mani a chi arranca dentro a una fossa, sempre pronta a leccar le ossa al più ricco e ai suoi cani.
Vecchia piccola borghesia, vecchia gente di casa mia, per piccina che tu sia, il vento un giorno ti spazzerà via."
Claudio Lolli

(rieducational channel: sono andata a vedere la Pedrera, ovvero la casa Milà di Gaudi)

Gaudì, prima di divenire un fervente cattolico e darsi anima e corpo alla costruzione della Sagrada, era un anticlericale.
Costruiva colonie operaie fuori Barcellona.

Gaudì lavorava giorno e notte alla sagrada. Finì per viverci dentro.
Una mattina anonima del 1926 fu investito da un autobus. Davanti alle prime torri della sua cattedrale nascente.
Nessuno dei passanti che lo soccorsero lo riconobbe.
Come si fa a fare santo uno che è stato martirizzato da un autobus?
Vi immaginate le enormi ripercussioni sull'iconografia? San Gaudì con i baffi modernisti, la palma del martirio e un piccolo tram nella mano destra?

Gaudì raccoglieva fondi porta a porta.
Era povero. Tutto quello che aveva era finito in pasto all'insaziabilità della Sagrada.
Visse una vita monacale, che credo sia un eufemismo per dire che morì tetramente vergine.

Il tetto della Pedrera è una delle cose più belle che io abbia mai visto: camini antropomorfi avvitati in volute di fumo, trencadìs (tecnica a mosaico grezzo, si uniscono frammenti irregolari di ceramica) madreperlacei...Grazie all'ingegnosità della struttura il tetto è ondulato e leggero, pieno di forme panciute e fantastiche e di camminamenti medioevali rivisitati.
I grandi patios interni si aprono morbidamente, nessuna vertigine.
Casa Milà sorge sull'angolo aguzzo tra l'arteria Passeig de Gracia ed una laterale: Gaudì studiò la facciata perchè si incurvasse in modo da cancellare l'angolo.

La cosa che più mi ha colpito dell'interno, oltre alla liquidità del tetto (onde tranquille lo increspano, sembra sul punto di sgocciolare enormi gocce di latte) è la stanza della nonna.
Gaudì che si autocastra.
Pensando allo spaisamento che avrebbe provato una donna del secolo prima nel vivere nell'inedita bizzarria chic del modernismo raddrizza tutte le linee della stanza, si studia di coprire il più possibile i fregi modernisti, evita sedie sinuose e tutte le altre novità che lo caratterizzano.
Costruisce un piccolo bagno privato comunicante con la stanza, cosa inusuale al tempo, sempre per evitare, magari di notte, ad una vecchia signora che ci immaginiamo di passo incerto, i saloni vuoti e tondi, le porte scorrevoli intarsiate di vetro, le mille finestre luccicanti su passeig de gracia.

Se penso a questa borghesia dei primi del Novecento, ricca e capitalista ma abbastanza inquieta e acculturata da commissionare i propri palazzi ad un pazzo come Gaudì, soprattutto se la paragono alla nostra attuale borghesia vuota e berlusconiana, mi viene uno sbocco di simpatia per questi Milà e Batllò, nonostante i loro Catalanismi esagerati e un po' ridicoli.
Come sono ancora moderni! Mi viene da pensare che nel novecento si sia toccato l'apice e la fine scintillante della modernità. Il postmoderno mi sembra un cammino all'indietro, verso epoche meno tragiche e più noiose.

Casa Milà è rimasta incompiuta.
Gaudì voleva costruirci in cima un enorme statua della madonna del Rosario.
Milà non volle.
La paura dell'esagerazione. La paura di chi grida. La cultura, il genio e l'arte percepiti solo come moda, valore dell'immobile acquisito, prestigio.
Il terrore della sovversione. Della libertà.
Questa religiosità piccina picciò che nulla ha da spartire con il trascendente. Che non richiede nulla e che non da nulla.

Gaudì il monaco, l'innovatore, l'artista, il pazzo.
Gaudì il povero. Quello che finisce per essere ingombrante.
Gaudì che andò di moda ma poi divenne troppo problematico. Gaudì che è meglio osservarlo da morto attraverso gli esoscheletri meravigliosi che ci ha lasciato. L'artshop della pedrera affollato.
Bisogna rimanere vigili, non smettere mai di allenarsi ad essere liberi, cercare di vedere le proprie piccolezze, cercare di non diventare borghesi sclerotici ammalati di qualunquismo.
Cercarsi un pazzo o un cristo e seguirlo almeno un po' sulla cattiva strada, come dice De Andrè.

Certe volte ho tanta paura, di guardarmi allo specchio e vederci rughe di borghesia, di abitudine, di consuetudine sociale.
Viva i santi che finiscono sotto i tram.

2 Comments:

Anonymous Anonimo dice:

sto entrando adesso, per la prima volta nel tuo orto..letto tutto tutto d'un fiato,semplicemente rimasta a bocca aperta dal tuo scrivere,non sapevo se era il caso di farmi intravedere.. ma si,magari solo per dirti che in classe si sente proprio che non ci sei!tante cose belle anna!un bacio enorme , maura

12:29 AM  
Blogger oVo! dice:

sorella, sorella mia, meno male che in tua assenza quantomeno si può sentire la eco dei pensieri della mia testolina preferita! maledetta, fuggire lontano è stato un gesto vile: mi manchi tanto. Ti perdono solo per le tue promesse di ritorno. suvvia, in fretta in fretta! un bacino da tuo fratello

2:31 PM  

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