13 dicembre 2006

13.12.06
Me ne sto in una biblioteca bellissima, io e due melanzane comprate alla boqueria.
Aggiorno questo diario senza carta, senza inchiostro, senza peso, senza colonna sonora che mi ritrare piccola e lontana, frammenti di Alice e di specchio.
Una carrellata di eventi. Il pensiero adesso é mobile qual piuma al vento, ma non ne ha la gaiezza, inutile dispiegarvi davanti mappe incomprensibili e parziali, piene di inquietudini e zone bianche.

Tentano di parare a Santo Natale Barcellona, ma non ci crede nessuno. O le palme o il Natale, bisogna scegliere. Nel mio piccolo suc privato le lucine sono rosse e blu, trash come le sagre di paese in Sicilia.
Oggi tutti i cechi della cittá hanno chiuso i loro baracchini statali di biglietti della lotteria e sono andati a pregare nella cappella di Santa Lucia, nella cattedrale di Barcellona. Io mi sono dimenticata di mettere un mandarino e un bicchiere di vino fuori dalla finestra, ieri notte: forse per questo non mi é arrivata neanche una mandorlina caramellata.

"Beviamo, é morto Mirsilo". Qualche notte fa, una notte insolitamente fredda, bandiere Cilene e vino in piazza Jaume primero per la morte di Pinochet. Giordano ha comprato, apposta per l'occasione, una bottiglia di spumante, ma ce ne siamo rimasti intimiditi tutte e due ai limiti del cerchio... abbiamo subito sentito che apparteneva intimamente a loro questo funerale gioioso, la nostalgia e la rabbia. Non sembravano celebrare tanto la gioia per la morte del tiranno, quanto ricelebrare tutti i funerali della dittatura, ubriacandosi ridendo e piangendo: la morte di Pinochet sembrava riaprire tutte le tombe e tutti i sotterranei di tortura come un piccolo giudizio universale, tutte le nostalgie e i ricordi si condensavano come brina palpabile... se i vivi hanno potuto essere desaparesidos i morti senza giustizia non scompariranno mai. Alla Fine Giordano si e´fatto coraggio, ha stappato la bottiglia e l'ha lascia in mezzo al cerchio. Ce ne siamo andati piano piano verso casa, accompagnati per un po' dai canti cileni spinti dal vento: Ancora le piu´grandi tristezze e le piú grandi gioie si celebrano cantando.

Anche Franco é morto ingiudicato, come ci raccontava qualche giorno fa Albert. Ma forse prima dovrei dirvi chi e´ Albert.
Vi fará ridere, amici miei, ma Albert é il presidente degli Amici della Bicicletta di Barcellona. L'inventore delle manifestazioni in bicicletta nudi.

14.12.06
Riprendo i fili.
Albert.
Dirvi come e perché l'ho rintracciato vi sarebbe lungo e noioso. Vi basti sapere che Albert e´piccolo e asciutto, catalano e mezzo figlio dei fiori.
Dice di essere un ciclista che nel tempo libero lavora come informatico (da autodidatta).
Ha varie figlie, molte biciclette e pochi soldi. Quarant'anni e qualcosa.
Ha invitato me e Giordano, per il ponte dell'immacolata, a fare un giro nell'interno della cataluña con lui e sua figlia.
Con qualche tentennamento iniziale io e Giordano abbiamo accettato, e cosí siamo partiti tutti insieme alla volta della zona vulcanica di Olot.
Temevamo molto che Laila, la figlia di Albert (che si pronuncia Albért), fosse una bambina rompiballe o una sedicennefuckthesistem, invece, con nostro sollievo, si e´dimostrata una quindicenne molto tenerella e silenziosa, ancora ingenua e dorata: All stars ai piedi, dischi anni settanta nello zaino e occhi dolci marroni.

Siamo partiti da parallel con la macchina scassatissima e zozzissima di Albert (non solo la macchina, ma anche i fazzoletti incastrati nella maniglia, sembravano aver vissuto in pieno i favolosi anni ottanta!).
Due giorni tra vulcani, paesini medioevali e amici strani di Albert.
Albert sembra aver vissuto in ogni pueblito (paesino) della cataluña, dappertutto conosce la gente piu´disparata: casari dei paesi baschi, olandesi trapiantati, artigiani del presepe.
Abbiamo dormito in una vecchia, meravigliosa casa di campagna, che fu di Albert e che adesso pare essere nominalmente di un amico di A... nominalmente nel senso che le chiavi sono sotto un vaso di fiori all'entrata e tutti gli amici hippy del nostro vanno e vengono senza problemi.
La casa si riscalda a legna, i muri bitorzoluti e poveri vanno dall'azzurro al giallo senape al semplice intonaco, dappertutto sono appesi a seccare fiori ed erbe!
Le stanze disabitate del piano di sopra hanno tutte letti giá pronti per eventuali ospiti, le foto sono attaccate con le puntine sulle travi a vista e tutto é precario ed anarchico come in una comune!
Una immersione nel catalano e nella natura, dopo tanto castigliano e cittá...
Una Chiesa sul bordo del cratere erboso di un vulcano spento.
La cittá di Olot, divisa come le dita di una mano da vulcani spenti.
Una faggeta dorata cresciuta ondulata su bolle solidificate di lava.
Giordano, che da bravo bambino di campagna, si incanta a guardare la terra grassa e profumata della pianura vulcanica.
Il paesino di Besalú, che come promette il nome, é un paesino medioevale fortificato: ci si accede per un ponte irto di una grande torre antica.
La colorata Girona, che fino ad ora per me non era che un punto d'arrivo e di ritorno senza importanza.
Mangiare castagne trovate nella faggeta (notare che nessuno di noi ha visto un castagno, le castagne parevano emergere dalla terra come funghi che qualche gentile dio minore offriva al nostro sconcerto) arrostite sulla stufa, le lenzuola gelide della montagna, i nasi freddi.

Mi ha molto riappacificato con la catalanitá.
Uscendo da Barcellona (cittá di mare, aperta a tutti i venti) si scopre che il catalano é una lingua davvero, che questo veneto di spagna che é la cataluña ha colori e sapori suoi propri.
Si comincia a pensare che non é una sega borghese leghista ma una rara saggezza questo loro considerare una lingua quello che in italia sarebbe solo un dialetto.
Ci raccontano della dittatura che non permetteva di parlare catalano, di un famoso cantautore di qui proibito da franco: ai suoi concerti, per superare la censura, lui suonava solo, era il pubblico anonimo a cantare le sue canzoni!
Que raro (che strano) vedere Laila correggere dolcemente il catalano di suo padre: lei lo parla meglio perche´non ha dovuto usare a scuola obbligatoriamente come prima lingua il castigliano, mentre A. l'ha imparato solo a casa.
Incontriamo una Olandese pazza che vive da molto tempo a Olot: non parla castigliano, solo catalano e un inglese perfetto.

Prima mi sembrava che si ostinassero a rispondere "Adeu" al mio "Adios" quasi a volermi far pesare la mia doppia estraneita´linguistica. Adesso invece non mi sembra piú ridicolo salutare dicendo "Adeu".
Mi copro il capo di cenere: che meschinita´considerare questa loro lotta per la diversitá una merda solo perché per me é un fastidio dover imparare due lingue al prezzo di una!
Una piccolo fascismo. Piccolo ma pur sempre fascismo.

Saluto i pochi che sono arrivati a leggere fino a qua, faccio post troppo lunghi.
Vi lascio, autocensurando un poco, con l'ennesima barzelletta medica: sto facendo tre settimane di tirocinio in...urologia!
Nel reparto, mio malgrado, mi hanno adottato: mi fanno correre da una parte all'altra a tastare le palle alla gente, o ancora meglio a fare divertentissimi (non mi ricordo come si dice in italiano...palpazione prostatica?) "toco prostático".
Chi non sa che cos'é un toco prostatico se lo faccia spiegare dalla mamma (forse é meglio chiederlo al papá in veritá!)
Baci a tutti.
(torno il 20)

7 Comments:

Anonymous Anonimo dice:

Linguisticamente parlando (praticamente, dal mio campo di studi, noi che tocchiamo la prostata alle lingue del mondo) nn c'è differenza alcuna tra lingua e dialetto. Come diceva Max Weinreich, "una lingua è un dialetto con un esercito e una marina".
Al momento sto esplorando quel mondo meraviglioso che è la lingua araba. Ho appena fatto capolino dalla finestra, aspetto che mi aprano una porta di servizio.
Un abbraccio, e buon ritorno
Alessandra

12:28 AM  
Anonymous Anonimo dice:

Oddiocristo, ma anche in Italia bisogna fare le cose che ti fanno fare in urologia in Spagna??

Ovviamente, del post commento la parte meno significativa!

La tua permanenza lì sembra un film con Claudio Bisio... "Asini"... un'avventura tra città e campagna, tu sei la trapiantata che incontra vari personaggi, per lo più strambi...

Speriamo di vederci sotto Natale!
Tom

10:48 AM  
Blogger wang dice:

mmmhh ! veri poeti in rete ... interessante !
nonostante l'inverno, quest'orto sta germogliando .....
un haiku dalla redazione di "Sempre ti penso a Ch'ang-an dove il grillo domestico d'autunno stride..."

Neve di notte,
il gallo del vicino
sembra lontano un miglio.
SHIKO (1665-1731)

10:52 AM  
Anonymous Anonimo dice:

è arrivata.
al ritorno ti abbraccerò volentieri? sì.

7:48 PM  
Anonymous Anonimo dice:

Le letture di questi messaggi, così intrisi di sintassi e semantica, sono una boccata d'aria tra una apnea di codice dell'unaedieci e una espirazione della stessa riga di codice all'unaedodici. Un minuto di pausa per le dita e di musica per la mente.

Giulia parla nel sonno (o, meglio, nel sogno), Vale usa un libro come cuscino, un coniglio si è appallottolato ai miei piedi, io ho ancora una palpebra che resiste alla gravità.

Sono più aggiornato ora su quello che fai di quando eri a una manciata di chilometri, internet mi stupisce sempre.


Concludo con un haiku dalla redazione di "Sempre ti penso a Ch'as-alecch'io dove il grillo domestico d'autunno lo spediamo a pedate fra le nebbie..."

Albert ti chiama.
Prima della partenza,
guarda se c'è il sellino.
MARCO (18 dicembre 2006 - in ipoglicemia allucinogena)

1:28 AM  
Blogger Elianzos dice:

Ciao zio Bruno, ciao Marco!
Mi fa un piacere incredibile ritrovarvi qua!
Ricevere visite stralunate in un salottino notturno sospeso nel caos della rete! Quante zollette? Proprio qualche giorno fa, Marco, ho raccontato a Giordano di quando giocavamo ai mostri (l'ultimo scampolo della tua infanzia e la mia ancora piena e soleggiata)! Ti ricordi? In me e´un ricordo molto vivido!
Magari ci si trova queste vacanze di natale in carne e ossa, triangolando da provetti giocatori di bigliardo, meranoveronabolognabarcellona!
Se la redazione dell'aperiodico "Sempre ti penso..." vuole far giungere ad una minchia di viaggiatrice qualche poesia, la minchia suddetta sará onorata di fornire l'ennesimo provvisorio indirizzo!
Abbracci forti!
p.s. Viva i conigli!

5:15 PM  
Anonymous Anonimo dice:

Cara Anna,
certo che mi ricordo dei mostri! L'ultimo scampolo della mia prima infanzia, scampolo che ho scampato grazie alla mia seconda infanzia, indotta dalla prima infanzia di giulia :-).

Così da una infanzia mia (1) e una di vale (1), che fanno due infanzie (2), l'infanzia di giulia (3, sommata alle nostre) ne ha indotta una nuova a testa (e tutte insieme fanno 5).

1 1 2 3 5 .... l'infanzia di Fibonacci?

P.S.: ecco cosa mi sono inventato per evitare di dire che la mia infanzia in realtà non è ancora terminata ;-)

10:12 PM  

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